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Evoluzione culturale: verso il post-umano?

Conferenza di Giuseppe O. Longo, professore emerito di Teoria dell’informazione, Università di Trieste

L’evoluzione biologica s’intreccia con l’evoluzione culturale (oggi soprattutto tecnologica), i cui meccanismi sono in parte lamarckiani, dando luogo a un’evoluzione bioculturale. Da sempre l’uomo costruisce gli strumenti e questi a loro volta retroagiscono sull’uomo, trasformandolo in un simbionte biotecnologico. Oggi questa trasformazione ha assunto carattere intenzionale ed è diretta a due ordini di finalità: terapeutiche e migliorative, per potenziare facoltà naturali o per generarne di inedite: e qui si apre lo scenario del post-umano.

Ma l’uomo è sempre stato post-umano, nel senso che è sempre stato ibridato con piante, animali, cibi, farmaci, droghe e, oggi, le macchine, e modificato, aumentato e migliorato da pratiche artificiali.

Questa visione continuista rende meno traumatico il concetto di post-umano, inserendolo in uno sviluppo evolutivo natural-culturale, ma conferisce all’uomo la piena responsabilità della propria evoluzione, perché se è vero che l’uomo è sempre stato post-umano, è anche vero che soltanto oggi se ne rende conto, grazie alla potenza della tecnica. Tale nuova consapevolezza pone in tutta la sua drammaticità il problema etico nel senso più ampio del termine.

 

IL RELATORE

Giuseppe O. Longo, laureato in Ingegneria Elettronica (1964) e in Matematica (1968), dal 1975 al 2009 è stato ordinario alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Trieste, dove ha insegnato Teoria dell’Informazione, disciplina che introdotto in Italia. Ora è professore emerito di questa materia. Ha svolto studi sulla teoria delle reti, sulla teoria dei codici algebrici e sulla teoria matematica dell’informazione, in particolare sulla codifica di sorgente, con lunghi soggiorni di ricerca e di insegnamento all’estero (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia). Attualmente si occupa di epistemologia, di intelligenza artificiale e delle conseguenze socioculturali dello sviluppo tecnico, pubblicando articoli su riviste specializzate e di divulgazione e svolgendo un’intensa attività di conferenziere. Su questi temi ha pubblicato alcuni saggi, tra cui: “Il nuovo Golem: come il computer cambia la nostra cultura” (Laterza 1998); “Homo technologicus” (Meltemi 2001, Ledizioni 2012), “Il simbionte. Prove di umanità futura” (Meltemi 2003, Mimesis 2013), “Bit Bang. La nascita della filosofia digitale” (con A. Vaccaro, Apogeo Education, 2013).

All’attività scientifica affianca la scrittura narrativa e teatrale, collaborando a riviste italiane e straniere. Ha pubblicato tre romanzi: “Di alcune orme sopra la neve” (Campanotto 1990, Mobydick 2000), “L’acrobata” (Einaudi 1994, tradotto in Francia da Gallimard) e “La gerarchia di Ackermann” (Mobydick 1998, Jouvence 2016, tradotto in Francia da A la Croisée), dodici raccolte di racconti, parecchi tradotti in varie lingue, e due raccolte di drammi, “La scienza va a teatro” (EUT, 2017), “La stagione dei viaggi” (EUT, 2018). Molti suoi radiodrammi sono stati trasmessi dalla Rai e diverse sue opere teatrali sono state messe in scena. Al rapporto tra scienza e letteratura ha dedicato il saggio “Il senso e la narrazione” (Springer 2008). Tra i suoi saggi anche “Il gesuita che disegnò la Cina” (Springer 2010) e “Homo immortalis” (con N. Bonifati, Springer 2012).

Collabora a diverse riviste e quotidiani, tra cui Avvenire. Ha svolto u n’intensa attività di traduttore (premio Monselice per la traduzione scientifica nel 1991). Tra il 1996 e il 1997, ha interpretato a teatro i ruoli principali in alcune commedie tra cui “La leçon” di Jonesco. Nel 2014 ha interpretato il ruolo di Heisenberg nell’allestimento del suo “Farm Hall 45” al teatro Puccini di Firenze.

 

L’incontro rientrava negli appuntamenti ‘Aperture 2019’, iniziativa coordinata dai proff. Francesco Nazzi e Angelo Vianello: lunedì 4 febbraio 2019, Aula Pasolini, Palazzo di Toppo Wassermann, Udine. Evento organizzato dall’Università di Udine, in collaborazione con la Fondazione Friuli.