Rigenerare i suoli partendo dai microbi, il progetto Cedric apre nuove strade per l’agricoltura del futuro

Concluso a Udine il progetto europeo partecipato dall’Ateneo che dimostra il potenziale del trapianto del microbioma del suolo per ripristinare fertilità, biodiversità e resilienza degli ecosistemi agricoli

Concluso a Udine il progetto europeo partecipato dall’Ateneo che dimostra il potenziale del trapianto del microbioma del suolo per ripristinare fertilità, biodiversità e resilienza degli ecosistemi agricoli.

La salute dell’agricoltura inizia da un mondo invisibile. Milioni di microrganismi che vivono nel suolo e intorno alle radici delle piante rappresentano infatti una delle risorse più preziose per affrontare le sfide della sicurezza alimentare e del cambiamento climatico. È questo il messaggio emerso dall’evento conclusivo del progetto europeo Cedric, ospitato dall’Università di Udine e finanziato dal programma Interreg Italia–Austria 2021–2027.

Dopo due anni di ricerca, il progetto ha indicato la potenziale fattibilità del trapianto del microbioma rizosferico come strategia per la rigenerazione dei suoli degradati, con possibili effetti sul ripristino della biodiversità microbica e sulla capacità del suolo di sostenere colture più sane e resilienti.

Ad aprire i lavori è stato Vittorio Venturi, coordinatore del progetto e responsabile del Gruppo di Batteriologia dell’Icgeb di Trieste, che ha sottolineato il ruolo centrale dei microrganismi per il futuro dell’agricoltura.

«L’apparato radicale delle piante può essere paragonato all’intestino umano: così come il microbiota intestinale è essenziale per la nostra salute, il microbioma delle radici è fondamentale per la nutrizione, la crescita e la resistenza delle piante».

Un tema destinato ad assumere un’importanza sempre maggiore. Secondo le stime della Fao, entro il 2050 la produzione alimentare mondiale dovrà aumentare sensibilmente per soddisfare la domanda globale, obiettivo che non potrà essere raggiunto senza preservare la fertilità biologica dei suoli.

I ricercatori Youry Pii della Libera Università di Bolzano e Nicola Tomasi dell’Università di Udine hanno illustrato i risultati scientifici del progetto, evidenziando come la collaborazione interdisciplinare tra i partner abbia permesso di validare un approccio che potrebbe trasformare il modo in cui vengono recuperati sia i terreni agricoli sia gli ecosistemi naturali degradati.

Ma Cedric non si è limitato alla ricerca. Il progetto ha investito anche nella diffusione della cultura scientifica, coinvolgendo cittadini e scuole attraverso iniziative originali che spaziano dai concerti dedicati alla natura alle attività educative per bambini. Come ha ricordato Heribert Insam, professore emerito dell’Università di Innsbruck e cofondatore di BioTreat, comprendere il valore della biodiversità microbica significa comprendere il legame profondo che unisce la salute del suolo, delle piante e dell’uomo.

La giornata si è conclusa con la tavola rotonda “Coltivare il futuro: scienza, opportunità e stakeholder a beneficio del suolo”, durante la quale ricercatori, imprese e istituzioni hanno delineato le prossime sfide.

Tra i temi emersi, la necessità di passare dagli interventi emergenziali a strategie di rigenerazione di lungo periodo, il ruolo dell’innovazione nel trasferimento delle conoscenze scientifiche al mondo produttivo e l’importanza di valutare gli effetti delle pratiche di recupero in tempi compatibili con i processi biologici del suolo.

Guardando al futuro, particolare attenzione è stata dedicata alle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, come sottolineato da Christian Rinke dell’Università di Innsbruck. L’integrazione di dati climatici, microbiologici, genetici e fisiologici consentirà infatti di sviluppare modelli predittivi sempre più sofisticati, capaci di anticipare gli effetti degli stress ambientali e supportare decisioni agronomiche più efficaci.

Con la conclusione del progetto, Cedric lascia in eredità non solo risultati scientifici di rilievo, ma anche una rete transfrontaliera di competenze e una nuova visione della salute del suolo: non più semplice supporto della produzione agricola, ma patrimonio biologico da preservare e rigenerare per garantire il futuro dell’alimentazione e degli ecosistemi.