Conoscere e capire la storia recente dei Balcani occidentali per riflettere sul futuro dell’Unione europea

È l’opportunità offerta agli studenti dell’Ateneo dal Modulo Jean Monnet del Dipartimento di Scienze giuridiche

Comprendere i caratteri dell’esperienza socialista e le vicende che hanno portato al suo superamento nei Paesi dell’Est Europa, studiare le transizioni democratiche nei Balcani occidentali attraverso il prisma del processo di avvicinamento all’Unione europea, focalizzando di conseguenza l’attenzione anche sui valori fondanti dell’Unione europea e sulle difficoltà che oggi affronta il processo di integrazione sovranazionale. È quanto offre agli studenti dell’Università di Udine il Modulo Jean Monnet - ovvero un’iniziativa didattica nel campo degli studi sull'Unione europea sostenuta dalla Commissione europea - dal titolo “EU Enlargement and constitutional transitions in the Western Balkans” (EU&WB), attivato all’Università di Udine nell’ambito del Dipartimento di Scienze giuridiche.

Il Modulo, avviato per la prima edizione 2018/19 lo scorso settembre, verrà riproposto nei prossimi anni accademici 2019/20 e 2020/21 con lo stesso programma: 42 ore di didattica frontale; un viaggio di studio a Sarajevo; un workshop internazionale rivolto a studenti, società civile e istituzioni sul tema dell’allargamento dell’Unione europea.

In particolare, quest’anno venti tra studenti e dottorandi hanno da poco concluso il viaggio studio (23 febbraio – 1 marzo) in Bosnia ed Erzegovina dove hanno potuto incontrare i rappresentanti delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni nazionali che operano nell’ambito del processo di pacificazione e consolidamento democratico avviato dopo la fine del conflitto e visitare alcuni luoghi simbolo della guerra jugoslava, Mostar, Sarajevo, Srebrenica e Tuzla.

«Il Modulo EU&WB – spiega Laura Montanari, docente di diritto pubblico comparato e coordinatrice del corso - si propone l’obiettivo di studiare i rapporti tra il processo di avvicinamento all’Unione europea e il consolidamento democratico nei Paesi nati dalla dissoluzione della Jugoslavia socialista. Com’è noto il percorso dei Balcani occidentali si è rivelato molto complesso e ad oggi solo Slovenia (2004) e Croazia (2013) sono diventati Stati membri».

Durante le lezioni gli studenti sono chiamati ad utilizzare i “criteri di condizionalità” applicati dall’UE come strumento per analizzare le scelte costituzionali delle Repubbliche della ex-Jugoslavia, ma nello stesso tempo a riflettere sui caratteri dell’identità europea. «I principi e i valori che costituiscono paramenti di valutazione dei Paesi in vista dell’ingresso nell’Unione, infatti, devono essere riaffermati – sottolinea Montanari - anche all’interno dell’ordinamento europeo, per evitare un ulteriore sviluppo dei nazionalismi, che sono oggi un pericolo per la stessa sopravvivenza dell’UE».

E il prossimo 12 aprile è in programma una tavola rotonda dal titolo “L’allargamento dell’Unione europea ai Balcani occidentali: problemi e prospettive”, «con l’obiettivo – anticipa Montanari - di porre l’attenzione sulle vicende dei Balcani occidentali che, nonostante la vicinanza geografica, oltre che i legami storici, sono oggi trascurati dal dibattito pubblico, anche nella nostra regione».

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