Il paleopatologo studia mummie e/o resti scheletrici per ricostruire la storia delle malattie e dei medicamenti; determinare lo stato di salute (o assenza di salute!) di un singolo individuo o di una comunità; ricostruire l’ambiente, nella più ampia accezione del termine, in cui sono vissuti coloro che sono esistiti nei tempi passati.
Per “fare” paleopatologia è necessario integrare discipline che possono apparire assai distanti tra loro come l’archeologia, la storia della medicina, l’antropometria, la genetica, la paleobotanica, la radiologia, la medicina legale, l’antropologia culturale, la microbiologia, l’antropologia fisica, la statistica, la storia dell’arte, la medicina dello sport, l’etnografia, la paleozoologia… Un vero melting pot di linguaggi scientifici da cui non si può non restare affascinati.
Il meeting annuale del Gruppo Italiano di Paleopatologia, che quest’anno si svolgerà per la prima volta a Udine, rappresenta una grande opportunità di scambio di conoscenza, incontro e aggiornamento per i ricercatori, per gli studenti... E per i semplici curiosi.
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