I dati Almaluarea nazionali a confronto con Udine

Occupazione dei laureati: pochi autonomi più contratti a tempo indeterminato

Honsell: “Carriera lenta per i giovani,
perché il sistema italiano premia l’anzianità”

Ai laureati udinesi sembra non piacere il lavoro autonomo, mentre preferiscono cercare un’assunzione a tempo indeterminato. Che riescono a trovare, in misura maggiore rispetto ai colleghi italiani, sia ad un anno sia a 5 anni dalla laurea. La fotografia dei laureati all’università di Udine emerge dall’ultima indagine Almalaurea, che, dopo aver rilevato la percentuale di laureati che trova lavoro, va a cercare di capire il tipo di contratto di lavoro, l’efficacia del titolo di studio per il lavoro svolto e lo stipendio dei neo-dottori. Emerge così che ad un anno dalla laurea il 31,7% dei laureati a Udine ha un contratto a tempo indeterminato, a fronte del 29,1% dei colleghi italiani, mentre soltanto il 5,1% svolge un lavoro autonomo, a fronte del 12,2% della media italiana.

A cinque anni dalla laurea aumentano considerevolmente i laureati a Udine assunti a tempo indeterminato, che si attestano sul 67,9%, mentre la percentuale a livello italiano è ferma al 48,6%. Aumentano anche i lavoratori autonomi, ma rimangono comunque sotto la media italiana: il 13% a Udine a fronte del 25% in Italia. “Entro il quinto anno dalla laurea – sottolinea Andrea Cammelli, direttore del Consorzio Almalaurea – svolgono un lavoro stabile 81 laureati a Udine su 100, oltre il 7% in più della media nazionale”. Visto che da uno a 5 anni calano anche i laureati a Udine con contratto a tempo determinato (passando dal 23,2% ad un anno dalla laurea al 13% a 5 anni) si può pensare che molte aziende scelgano questa forma di assunzione iniziale per poi passare a quella a tempo indeterminato. Più numerosi a Udine anche gli apprendisti e le “formazioni lavoro”: il 12,6% a Udine ad un anno dalla laurea (il 6,5% in Italia). E a 5 anni dalla laurea? Nessun laureato a Udine ha più contratti di questo tipo, mentre in Italia ce n’è ancora l’1,1%. E gli atipici? La situazione è simile ad un anno dalla laurea: sono il 21,5% per i neo-dottori a Udine e il 23,1% in Italia. Migliore, invece, la situazione dei dottori udinesi a 5 anni dalla laurea: soltanto il 4,3% ha ancora un contratto di collaborazione, a fronte del 10,2% dei colleghi italiani.

Ma quanto è efficace il titolo di studio per il lavoro svolto? Dall’indagine emerge che l’opinione dei laureati a Udine, già alta ad un anno dalla laurea, aumenta con il passare degli anni e, probabilmente, l’assestamento sul posto di lavoro. I laureati che considerano il titolo molto e abbastanza efficace passano dall’86,5% ad un anno (83,5% in Italia) al 92,9% a 5 anni dalla laurea (91,6% in Italia). Andando a sondare la situazione delle diverse facoltà, chi non ha dubbi fin dall’inizio sono i medici: da subito considerano la laurea 100% efficace. Per le altre facoltà, invece, si verifica un interessante fenomeno: i laureati delle facoltà scientifiche sono più fiduciosi all’inizio (100% Ingegneria, 76,6% Scienze) e meno dopo 5 anni (64% Ingegneria e 45% Scienze). Viceversa, quelli dell’area umanistica sono più scettici all’inizio (50% Lettere e addirittura 39% Lingue) per poi ricredersi dopo 5 anni (52,9% Lettere e 54,5% Lingue). Cresce anche la considerazione per il titolo dei laureati in Economia (che passa dal 34,9% dopo un anno al 45,3% dopo cinque), mentre diminuisce quella degli agrari (scende dal 63% al 43%).

In tutti i casi, comunque, gli stipendi aumentano e sono leggermente superiori alla media italiana: ad un anno un laureato a Udine guadagna il 7% in più rispetto alla media italiana, ovvero 1.053 euro netti al mese, a fronte dei 986 dei colleghi italiani, dopo 3 anni lo stipendio aumenta di circa 100 euro, attestandosi sui 1.164 euro (a fronte dei 1.142 della media italiana) e dopo 5 di altri 200 euro, attestandosi sui 1.369 euro, a fronte dei 1.281 dell’Italia. Chi sta meglio sono medici e ingegneri (oltre 1.500 euro), seguono gli economisti (1.490 euro netti al mese), i laureati in Scienze (1.298 euro), in Agraria (1.206 euro), in Lettere (1.192 euro) e in Lingue (1.023 euro).

“La situazione dei laureati è nota da molti anni – dichiara il rettore dell’ateneo friulano Furio Honsell – Mi fa piacere constatare che quella dei laureati a Udine è migliore rispetto alla media italiana. La condizione occupazionale è un tema complesso, che può essere affrontato da vari punti di vista: quello del sistema paese e quello individuale e non è sintetizzabile soltanto da alcuni numeri. Ci sono molte altre variabili da considerare: i motivi per i quali i giovani si iscrivono all’università, le aspettative delle famiglie, l’evoluzione del valore del titolo di studio e del mercato del lavoro, i cambiamenti introdotti dalle riforme universitarie, la crescita competitiva del Paese. Il tutto inserito nello specifico contesto italiano che, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti e in molti paesi europei come Regno Unito e Francia, premia l’anzianità nel ruolo e non il merito: un dato non trascurabile quando si parla dell’occupazione e della carriera dei giovani. D’altro canto la maggiore competitività porta benefici sia alla collettività sia al singolo: dubito che il vecchio modello di professionalità possa rispondere al ruolo che l’Italia dovrà assumere in futuro. Proprio perché l’università oggi è molto diversa da quello che era 40 anni fa – conclude Honsell -, l’ateneo udinese ha deciso di interrogarsi sul futuro dei laureati, attraverso un convegno e una tavola rotonda entro la fine dell’anno in cui vengano messe a confronto esperienze e aspettative di tutti i soggetti coinvolti, dagli studenti ai laureati, dalle famiglie alle imprese e alle istituzioni, per capire come è cambiata l’università e come ancora cambierà in futuro e quali siano le prospettive dei giovani”.

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