Convegno del Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali

Biodiversità, risorse genetiche e comunità locali

Studiosi ed esperti a confronto venerdì 24 giugno, alle 9.45, al polo scientifico

Si parlerà di accesso alle risorse genetiche vegetali e di percorsi di condivisione dei benefici nella ricerca applicata in agricoltura al workshop “Biodiversità, risorse genetiche e comunità locali” che si terrà all’Università di Udine venerdì 24 giugno, alle 9.45, nell’aula M del polo scientifico dell’Ateneo (via delle Scienze 206, Udine). 

Al centro dell’incontro, alcuni scenari e criticità nell’applicazione del Protocollo di Nagoya (2010), che l’Italia non ha ancora ratificato, alla luce del Trattato internazionale Fao sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA, 2001). I temi sono la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche quali basi per un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, i diritti delle comunità locali e la sicurezza alimentare. 

Dopo i saluti di Paolo Ceccon, direttore del Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali, i temi in discussione saranno introdotti da Fabiano Miceli e Paolo Ermacora, docenti dell’Ateneo friulano. Interverranno quindi Riccardo Bocci della Rete Semi Rurali; Costantino Cattivello, tecnico dell’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (Ersa); Valentina Veneroso, avvocato esperta in diritto dell’ambiente; Mario Marino, del segretariato del Trattato sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura. Sarà riservato spazio per l’analisi di casi concreti e per interventi. Le conclusioni sono affidate a Raffaele Testolin, docente di Risorse genetiche dell’Ateneo friulano. 

Il Trattato Fao, in armonia con la Convenzione per la diversità biologica (CBD, 1992) e il Protocollo di Nagoya, punta ad assicurare un flusso di risorse genetiche vegetali per l’agricoltura, mediante un sistema multilaterale per un accesso facilitato e per la condivisione dei benefici. Protocollo di Nagoya e Trattato Fao dovrebbero essere implementati in maniera tale da sostenersi reciprocamente, in quanto gli obiettivi dei due accordi sono in sostanza identici, ma purtroppo non gli strumenti. Questo fa sì che oggi sussistano “aree grigie” sull’accesso alle risorse fitogenetiche e non sia chiaro quale sistema si debba applicare. 

«Per questi motivi – spiegano Miceli ed Ermacora – il dibattito è forte non solo in Italia, Paese che non ha ancora ratificato il Protocollo. Momenti di discussione come questo a Udine, il primo in una università italiana, sono quindi importanti. Si attende una partecipazione di esperti e studiosi di diversa estrazione, accomunati da interessi concreti per le risorse fitogenetiche per finalità di ricerca e sviluppo e miglioramento genetico, ovvero per la conservazione e la tutela della diversità vegetale in aree protette». 

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