Nell’ambito del master in Intelligence and emerging technologies

Friuli 50 anni dopo, pianificazione dell’emergenza e comunicazione del rischio con l’intelligence e la prevenzione

Sabato 9 maggio, dalle 10.30, a Palazzo di Toppo Wassermann a Udine

Il ruolo dell’intelligence – intesa come capacità di raccolta, analisi e interpretazione di informazioni strategiche – nella prevenzione dei rischi e nella pianificazione delle emergenze. È il tema che sarà affrontato in un convegno dell’Università di Udine sabato 9 maggio, dalle 10.30, nell’aula T4 del Palazzo di Toppo Wassermann (via Gemona 92, Udine). “Pianificazione dell’emergenza e comunicazione del rischio: proposte di lavoro a 50 anni dal terremoto e dalla grande risposta del Friuli” è il titolo dell’incontro organizzato dal master in “Intelligence and emerging technologies” con il Centro alti studi della difesa.

L’obiettivo è mettere a fuoco In un contesto segnato dalla moltiplicazione delle minacce – ambientali, belliche, sanitarie, tecnologiche, terroristiche – le competenze dell’analisi intelligence possono essere decisive per anticipare scenari critici, coordinare risposte istituzionali e comunicare efficacemente l’incertezza alle comunità.

Porteranno i saluti iniziali il delegato dell’Ateneo alla formazione continua, Marco Sartor, e gli assessori regionali alla protezione civile e all’università. Seguirà l’intervento del direttore centrale della Protezione civile regionale, Amedeo Aristei. Prenderanno poi la parola, per il master, il responsabile organizzazione e coordinamento, Francesco Zucconi, e il componente del consiglio scientifico, Gianluigi Sechi.

Nel pomeriggio, dalle 14, si terranno due sessioni. Alessandro Lovari (Università di Cagliari) affronterà le strategie di comunicazione pubblica del rischio nei contesti insulari e il ruolo delle piattaforme digitali. Francesca Comunello (Università di Roma “La Sapienza”) esplorerà le dinamiche di framing, il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e le questioni di inclusività nella comunicazione del rischio. Stefano Zanut, già direttore vicedirigente del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, terrà un seminario sulle esperienze e i nuovi strumenti per la pianificazione e la gestione sicura dell’emergenza. La giornata sarà arricchita dal contributo di Manuela Farinosi, docente dell’Ateneo friulano e membro del Consiglio scientifico del master, coordinatrice del progetto europeo Sonar-Cities, guidato dall’Università di Udine. Il progetto studia come rendere la comunicazione del rischio realmente inclusiva, con un’attenzione particolare alle fasce più vulnerabili della popolazione.

«Il master – spiega il direttore Gian Luca Foresti – è un laboratorio formativo unico nel panorama accademico italiano e l’evento valorizza, in particolare, il modulo di comunicazione e intelligence. La capacità di leggere scenari complessi e comunicarli in modo efficace è, infatti, il punto di convergenza tra prevenzione, gestione delle crisi e tutela della coesione sociale».

Per Francesco Zucconi, «questo evento non è solo una commemorazione: è un momento di progettazione. I 50 anni dal terremoto del Friuli ci offrono la prospettiva storica per capire quanto la capacità di raccogliere, analizzare e comunicare le informazioni in modo tempestivo e affidabile sia stata, e resti, il fattore determinante di ogni risposta efficace alle emergenze. Il master nasce proprio per formare chi sarà in grado di esercitare questa funzione nelle istituzioni di domani» sottolinea infine Zucconi.

«Sonar-Cities – evidenza Manuela Farinosi – parte da una constatazione scomoda: in caso di emergenza, chi è già in condizioni di fragilità, come anziani, persone con disabilità, migranti, chi vive in isolamento sociale, è anche chi rischia di più, spesso perché la comunicazione convenzionale non è progettata per raggiungerlo. A Udine stiamo lavorando concretamente su questo: abbiamo costituito un tavolo di partecipazione che riunisce cinque enti istituzionali, tra cui Protezione Civile, Comune di Udine, Prefettura, Vigili del Fuoco e Croce Rossa, e cinque associazioni che si occupano quotidianamente di persone vulnerabili, come Caritas, l’Unione Italiana Ciechi, Codess Fvg, Idea onlus e Progetto autismo. Insieme stanno lavorando per rendere il piano di emergenza comunale più inclusivo. È un modello che dimostra come la ricerca europea possa tradursi in cambiamento reale nelle politiche locali». (sg)