Organizzata dal Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura
Gemona del Friuli prima e dopo il terremoto, mostra fotografica al polo scientifico dell'Ateneo
Esposte oltre 100 immagini, inaugurazione venerdì 8 maggio, alle 18.30
Gemona del Friuli in più di 100 scatti, prima e dopo il terremoto del 1976. È quanto propone la mostra fotografica allestita dall’Università di Udine negli spazi all’ingresso del polo scientifico (via delle Scienze 206, Udine), che sarà inaugurata venerdì 8 maggio, alle 18.30. L’esposizione, intitolata “Gemona – Uniud: 50 anni dopo”, è organizzata dal Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura dell’Ateneo friulano e proseguirà fino a settembre. Coordinata da Domenico Visintini, rientra nel programma di iniziative “Uniud epicentro di saperi 1976–2026” promosso dall’Ateneo per il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli.
Cinquantadue pannelli mostrano fotografie che raccontano altrettanti luoghi gemonesi prima e dopo il sisma, pochi dei quali hanno resistito intatti. Le foto, accompagnate da una descrizione dei luoghi in italiano, tedesco e inglese e da rappresentazioni cartografiche del 1930, 1976 e 1986, evidenziano le modifiche e trasformazioni, anche marcate, della Gemona del dopo terremoto.
«Il tessuto edilizio post sisma – spiega il professor Visintini – è semplificato rispetto a quello del 5 maggio 1976: “impazienze” ricostruttive hanno spesso fatto perdere le peculiarità di luoghi ed edifici caratteristici che si erano formati attraverso evoluzioni secolari».
La mostra era stata ideata in occasione del ventennale del sisma nel 1996 da cinque neolaureati in Ingegneria civile per la difesa del suolo e la pianificazione territoriale dell’Ateneo friulano: Stefano Barbina, Alessandro Coccolo, Daniele Goi, Marco Orlando e Marco Venturini, assieme al compianto intellettuale gemonese Tito Cancian. Dopo trenta anni, da Gemona del Friuli, dov’era stata allestita allora, la mostra approda all’Università di Udine.
La mostra è dotata di QRcode che permettono di uscire dallo spazio fisico per entrare in quello virtuale. Il visitatore è infatti portato nelle pagine web della Societât sientifiche e tecnologjiche furlane (Sstef) dove trova il testo in friulano. Ma anche nello spazio panoramico di Google street view, dove invece può osservare lo stesso luogo come è oggi, o nella versione più recente disponibile. Questi due fattori “territoriali” come la lingua friulana e la visualizzazione digitale, solo apparentemente lontani, rappresentano, secondo gli organizzatori, una continuità naturale dall’antico, al passato, all’attuale 50 anni dopo.
«Si tratta di una mostra sul terremoto per tutti – sottolinea Domenico Visintini –, con l’invito a capire e sentire il richiamo del costruire e ricostruire la realtà, dalla difficoltà alla rinascita, dai momenti del disastro alla ripresa e resilienza, fissando con foto e carte una piccola parte del mondo che sempre cambia e sempre ha bisogno di cambiare per andare “oltre” il 6 maggio ’76. La mostra trascura di proposito la parte “meno dimenticata" dagli autori, ossia la fase della distruzione, i momenti della disperazione e della immediata organizzazione della ricostruzione». (sg)





