Giovedì 8 aprile alle 14 nella sede di palazzo Alvarez in via Diaz

Le verità del giornalismo di guerra: Ennio Remondino incontra gli studenti

Il noto corrispondente Rai ospite del corso di laurea in Relazioni pubbliche dell’ateneo di Udine a Gorizia

Avvicinarsi al mondo del giornalismo e alle nuove sfide che questa professione deve affrontare, incontrando il giornalista inviato speciale del Tg1 Ennio Remondino. È l’occasione offerta agli studenti dell’ateneo di Udine e a tutti gli interessati dall’appuntamento in programma giovedì 8 aprile alle 14 nella sede di Palazzo Alvarez in via Diaz 5 a Gorizia. Organizzato da Renata Kodilja docente del corso di laurea in Relazioni pubbliche e responsabile del Laboratorio di ricerca “Relazioni, organizzazione e comunicazione” (Roc) dell’ateneo di Udine a Gorizia, in collaborazione con l’associazione studentesca Uniferpi, il workshop «darà modo agli studenti – anticipa Kodilja – di interagire con il noto reporter, traendo profitto dal racconto della sua esperienza personale e diretta». Nell’occasione, Remondino presenterà anche il suo nuovo libro “Niente di vero sul fronte occidentale. Da Omero a Bush, la verità sulle bugie di guerra”.

Inviato speciale del Tg1 negli anni Ottanta, Remondino diviene reporter nel corso della Guerra del Golfo. Successivamente si dedica all’area dei Balcani, seguendo la crisi in Kosovo, i bombardamenti Nato in ex Jugoslavia e la caduta di Slobodan Milošević in Serbia. Nel 2001 diventa responsabile dell’Ufficio di corrispondenza per il Medio Oriente. Da tre anni dirige l’Ufficio di corrispondenza Rai di Istanbul.

Il suo ultimo libro «è un’inquadratura ironica e disincantata – dice Kodilja – sul rapporto fra guerra e politica. Uno svelare provocatorio delle responsabilità politiche, celate dietro l’alibi della gloria e del soccorso umanitario, che hanno caratterizzato le vicende storiche dall’Impero di Roma fino agli imperi attuali, finanziari e mediatici». «Mi trovo a raccontare al passato del mio ieri – sottolinea Remondino in uno dei suoi elaborati – diverso dall’oggi della televisione, che globalizza gli ascolti e restringe le proprietà che la controllano. Una televisione che ci impone i suoi eroi discutibili, senza neppure la poesia di Omero».

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