Evento organizzato dai dipartimenti di Medicina e di Studi umanistici e del patrimonio culturale
Paleopatologi da tutta Italia all’Università di Udine
Meeting nazionale il 19 giugno, dalle 8.30, a Palazzo di Toppo Wassermann; il 20 giugno visita al Museo archeologico di Cividale. Contributi scientifici sulle mummie di Venzone e sul Beato Odorico da Pordenone
Arriva per la prima volta a Udine il meeting annuale del Gruppo italiano di paleopatologia che terrà l’undicesima edizione all’Ateneo friulano venerdì 19 giugno. La paleopatologia è la scienza che studia i resti umani del passato (come mummie e resti scheletrici) per ricostruire stili di vita, stato di salute dei singoli individui e gruppi umani, ma anche la storia delle malattie e dei medicamenti. I lavori, con una cinquantina di studiosi da tutta Italia, si terranno, dalle 8.30, nell’aula “Pasolini” del Palazzo di Toppo Wassermann (via Gemona 92, Udine). Fra i casi regionali oggetto di studio ci saranno i contributi sulle mummie di Venzone e sul Beato Odorico da Pordenone. Sabato 20 giugno, dalle 10.30, gli studiosi visiteranno il Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli.
Il meeting è organizzato dai dipartimenti di Medicina e di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Ateneo con il coordinamento scientifico di Paola Saccheri, docente di storia della medicina.
Porteranno i saluti iniziali: il prorettore Giorgio Alberti; l’assessore alla salute del Comune di Udine, Carlo Giacomello; il direttore del Dipartimento di Medicina, Gianluca Tell; la soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, Paola Ventura; per il Gruppo italiano di paleopatologia, il coordinatore, Raffele Gaeta, e il suo predecessore, Luca Ventura; il segretario della sezione regionale della Società italiana di anatomia patologica e citologia diagnostica, Mario Orsaria, e, per il Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale, Lorenzo Passera.
Fare il paleopatologo
Il paleopatologo studia mummie e i resti scheletrici per ricostruire la storia delle malattie e dei medicamenti. Ma anche determinare lo stato di salute o meno di un singolo individuo o di una comunità. Inoltre, per ricostruire l’ambiente in cui sono vissuti coloro che sono esistiti nei tempi passati.
«Per “fare” paleopatologia – spiega Paola Saccheri – è necessario integrare discipline che possono apparire assai distanti tra loro come l’archeologia, la storia della medicina, l’antropometria, la genetica, la paleobotanica, la radiologia, la medicina legale, l’antropologia culturale, la microbiologia, l’antropologia fisica, la statistica, la storia dell’arte, la medicina dello sport, l’etnografia, la paleozoologia. Un vero melting pot di linguaggi scientifici da cui non si può non restare affascinati». (sg)