Incontro con il patrocinio dell’Osservatorio regionale antimafia

Strumenti e attori per combattere il lavoro insicuro, sommerso e sfruttato

Appuntamento l’8 maggio, alle 10, al Dipartimento di Scienze giuridiche

È dedicato al tema del contrasto al lavoro insicuro, sommerso e sfruttato l’incontro di venerdì 8 maggio all’Università di Udine su “Il diritto sanzionatorio del lavoro per la promozione della legalità”. L’evento si terrà, dalle 10, nell’aula Gamma del Dipartimento di Scienze giuridiche (via Tomadini 3, Udine), che ha lo ha organizzato con il patrocinio dell’Osservatorio regionale antimafia. Obiettivo dell’iniziativa è contribuire a rafforzare il dialogo tra ricerca e istituzioni, offrendo strumenti concreti per la tutela dei lavoratori e la promozione della legalità. L’iniziativa riunisce studiosi, rappresentanti delle istituzioni e operatori del settore per affrontare un tema centrale anche per il territorio.

In apertura di lavori porteranno i saluti: per il dipartimento, la direttrice Silvia Bolognini; la coordinatrice del dottorato in Diritto per l’innovazione nello spazio giuridico europeo, Marina Brollo; i coordinatori dei corsi di studio in Giurisprudenza, Marco Giacomelli, in Diritto per le imprese e le istituzioni e in Diritto per l’innovazione di imprese e pubbliche amministrazioni, Giuseppe Mazzanti, e il vicepresidente dell’Osservatorio regionale antimafia, Raffaele Conte.

Moderati da Valeria Filì, docente di diritto del lavoro dell’Ateneo friulano, dialogheranno: per l’Università di Udine, Caterina Mazzanti, ricercatrice di diritto del lavoro, e Gianluca Picco, docente a contratto; Pierpaolo Guaglione, direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Trieste e Gorizia; Luca Petrocchi, tenente colonnello della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Trieste.

«Il seminario – spiega la giuslavorista Valeria Filì – mette in dialogo diretto studenti e istituzioni impegnate ogni giorno nel contrasto al lavoro irregolare e allo sfruttamento, fenomeni che colpiscono soprattutto le persone più vulnerabili e le costringono ad accettare condizioni non dignitose».

Come ispettori del lavoro «la nostra funzione principale – chiarisce il direttore Pierpaolo Guaglione – è riportare e garantire la legalità nel mercato del lavoro, attraverso un’attività costante di vigilanza e interventi mirati. Un impegno continuo che ha portato i circa tremila ispettori a realizzare nel 2025 oltre 130mila attività di vigilanza, e che, come già annunciato, per il 2026 vedrà concentrare le energie ispettive su fenomeni illeciti di particolare disvalore, come ad esempio il sommerso, distacchi/sub-appalti, e intermediazione illecita, come anche, sotto il profilo della salute e sicurezza, su settori a maggior rischio infortunistico, come agricoltura, edilizia e manifattura» evidenzia infine Guaglione.

«È oramai acclarato che le mafie cerchino di operare in un ambito di apparente legalità – sottolinea il tenente colonnello Luca Petrocchi –. L’attività operativa della Dia nel controllo degli appalti pubblici, infatti, consente di riscontrare vieppiù forme di ingegnerizzazione criminale: l’utilizzo distorto del distacco di personale, ad esempio, costituisce una forma di interposizione illecita finalizzata a eludere le verifiche soggettive e i vincoli autorizzativi previsti dal Codice dei contratti. Tale schema – afferma Petrocchi – maschera subaffidamenti a favore di operatori privi dei requisiti antimafia, aggirando sistematicamente i controlli delle prefetture e la tracciabilità dei flussi finanziari. La finalità economica risiede in un dumping sociale che abbatte artificialmente i costi attraverso l'elusione contributiva e la compressione dei diritti minimi dei lavoratori. È necessario rafforzare il coordinamento ispettivo per impedire che un istituto di flessibilità gestionale diventi lo strumento tecnico per l'infiltrazione criminale nell'economia legale e forse regole più stringenti per impedire forme di abuso dell’utilizzo dello strumento» raccomanda in conclusione Petrocchi.

«Il diritto sanzionatorio del lavoro – sottolinea Gianluca Picco – è uno strumento decisivo, ma da solo non basta: serve un cambiamento culturale. Per questo è fondamentale coinvolgere direttamente i giovani. Promuovere legalità e sicurezza nel lavoro significa tutelare le persone, ma anche rafforzare la qualità dello sviluppo economico e sociale del territorio».

Per Caterina Mazzanti «i lavoratori stranieri o con minori livelli di istruzione sono i più esposti al rischio di finire nel sommerso o diventare vittime di caporalato e infiltrazioni mafiose, con una grave lesione dei diritti fondamentali».

Per Barbara Clama, «iniziative come questo seminario sono fondamentali per accrescere il senso di responsabilità civile e promuovere la tutela della dignità del lavoro. Le mafie prosperano nelle situazioni di fragilità, sfruttando le persone più vulnerabili e prive di adeguati strumenti di difesa. È proprio attraverso la conoscenza e la consapevolezza che è possibile prevenire e contrastare efficacemente questi fenomeni». (sg)

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