A Villa de Claricini Dornpacher, a Bottenicco di Moimacco, dal 21 marzo al 2 giugno 2026
Marcello Mascherini. Gioia di vivere
Rassegna su uno dei più autorevoli protagonisti della scultura europea del Novecento, con i giovani ricercatori del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale
Inaugura sabato 21 marzo alle ore 11.00 a Villa de Claricini Dornpacher a Bottenicco di Moimacco (UD) "Marcello Mascherini. Gioia di vivere", suggestiva rassegna antologica dedicata a uno dei più autorevoli protagonisti della scultura europea del Novecento.
L’esposizione, visitabile fino al 2 giugno 2026, celebra il 120° anniversario della nascita di Marcello Mascherini, nato a Udine nel 1906, proponendo un percorso immersivo che intreccia scultura, paesaggio e architettura. A cura di William Cortes Casarrubios, è realizzata in collaborazione con l’Archivio Marcello Mascherini e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia a seguito del riconoscimento della Fondazione de Claricini Dornpacher quale contenitore culturale creativo. L’iniziativa inaugura un ciclo di mostre di scultura all’aperto ideato per il compendio monumentale della Villa promosso da Alessandro Del Puppo con il coinvolgimento di giovani ricercatori del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Università di Udine.
Tra il parco storico e la limonaia della Villa, la mostra presenta una selezione di quattordici sculture in bronzo, riportando le opere nella loro dimensione “naturale”: quella dello spazio aperto. “Questa scelta di allestimento – afferma il curatore Cortes Casarrubios – richiama volutamente le grandi esposizioni en plein air degli anni Cinquanta e Sessanta, stagione in cui Mascherini fu protagonista assoluto a livello europeo e internazionale”. In questo dialogo tra volume plastico e ambiente, opere come La Terra (1944), Cantico dei Cantici (1962) e Figura jonica (1967) si confrontano con le essenze arboree e le architetture storiche, trasformando il giardino di Villa de Claricini Dornpacher in uno spazio contemplativo dove la materia bronzea vibra alla luce e interroga direttamente lo sguardo dell’osservatore.
All’interno degli spazi espositivi, il percorso si concentra invece su un approfondimento specialistico dedicato al ciclo dei Fiori, risalente all’ultima fase della ricerca artistica di Mascherini. Qui la scultura abbandona la tensione monumentale per inoltrarsi in una dimensione organica e metamorfica. Attraverso opere come Fiore del ricordo (1972) e Fiore di pietra (1974) emerge una poetica che fonde natura e artificio, energia vitale e inquietudine formale, documentando l’ultima stagione creativa dell’artista.
In questo intreccio di materia, luce e paesaggio, la mostra restituisce pienamente la “gioia di vivere” che attraversa l’opera di Mascherini, riaffermandone la vitalità e l’attualità nel dialogo con la natura e con lo spazio contemporaneo.
«Con questa mostra, che si colloca fra le iniziative di punta in programma nei nostri spazi fra il 2026 e il 2027, si conferma la vocazione artistica della Villa – sottolinea Oldino Cernoia, presidente della Fondazione de Claricini Dornpacher -. Siamo onorati e orgogliosi di ospitare le opere di uno degli scultori più interessanti del Novecento, la cui fama ha superato di gran lunga i confini regionali e nazionali. Visitarla sarà un’occasione preziosa per approfondire la conoscenza della sua arte, in un contesto di particolare suggestione com’è quello del giardino storico della dimora».
A completamento del progetto espositivo, dopo l’inaugurazione si svilupperà un intervento fotografico di Alessandro Ruzzier. Lontano da una semplice documentazione catalografica, Ruzzier utilizzerà la fotografia come strumento critico e interpretativo, “risignificando” l’allestimento attraverso nuove traiettorie visive. Il suo lavoro indagherà lo “sguardo” come dimensione relazionale: non solo quello del visitatore che attraversa il parco, ma anche quello suggerito dalle stesse forme di Mascherini, proiettate verso l’orizzonte alpino e il cielo.
Nato a Udine, Marcello Mascherini (14 settembre 1906 – 19 febbraio 1983) trascorre l’infanzia a Fagnigola. Dopo gli anni della guerra come profugo a Isernia, si stabilisce a Trieste. Qui si forma alla Scuola per capi d’arte dell’Istituto Industriale Alessandro Volta, allievo di Alfonso Canciani, e completa il percorso nello studio di Franco Asco. Esordisce nel 1924 al Circolo Artistico di Trieste.
Negli anni Trenta ottiene importanti incarichi pubblici collaborando con architetti come Umberto Nordio, Gustavo Pulitzer Finali, Gio Ponti e Marcello Piacentini, e partecipa alle principali rassegne nazionali (Quadriennale, Triennale, Biennale). Vince la medaglia d’argento alla V Triennale di Milano (1933) e riceve numerosi premi fino al 1943. Dal 1931 avvia anche una significativa attività nell’arredo navale, lavorando per numerosi transatlantici.
Nel dopoguerra è protagonista della rinascita culturale triestina e consolida la sua fama internazionale: partecipa alla Mostra d’arte italiana del XX secolo aperta nel 1949 al Museum of Modern Art di New York e nel 1950 ottiene il primo premio per la scultura alla Biennale di Venezia, ex aequo con Luciano Minguzzi. Espone a Parigi e in Germania, affermandosi nel panorama europeo.
Parallelamente lavora per il teatro come scenografo e costumista a Trieste e a Roma. Nel 1957 vince il Premio internazionale “Città di Carrara” e, dopo l’esperienza del concorso per il Monumento ad Auschwitz, evolve verso una fase espressiva detta “carsica”, dalle forme più drammatiche e inquiete. Nel 1962 ha una sala personale alla Biennale di Venezia e gli viene conferito il maggior premio per l’arte sacra.
Tra gli scultori italiani più autorevoli del secondo Novecento, negli ultimi anni, dopo il trasferimento a Sistiana nel 1967, sviluppa la stagione dei Fiori, sculture fitomorfe che segnano il suo testamento artistico.