Nell'ambito della collaborazione tra il dipartimento DILL e il festival Dedica
«Amate i libri, sono la vostra libertà»: l'appello di Sorj Chalandon agli studenti dell'Ateneo
Grande partecipazione per l’incontro con il pluripremiato autore francese. Un confronto profondo sul valore salvifico della scrittura e sulla ricerca della verità
Sorj Chalandon, scrittore francese pluripremiato, giornalista e reporter di guerra per Libération e per il settimanale Le Canard enchaîné, il 18 marzo scorso è stato ospite dell’Università di Udine nell’ambito di un consolidato percorso di collaborazione tra il Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società (DILL) e la rassegna letteraria del Festival Dedica di Pordenone.
«L’iniziativa, giunta alla suo quarto anno di collaborazione – commenta la prof.ssa Alessandra Ferraro, docente di Letteratura francese e francofona e promotrice della convenzione – ha permesso a studenti e studentesse dei corsi di laurea in Lingue, del Dottorato in Studi linguistici e letterari, e di alcuni istituti scolastici della provincia di Udine di venire a contatto diretto con la scrittura di uno dei protagonisti della scena letteraria francese». La prof.ssa Antonina Dattolo, Delegata del Rettore al Public Engagement, ha poi portato il suo saluto sottolineando l'interesse dell'opera di Sorj Chalandon ed esprimendo soddisfazione per la realizzazione di una giornata di incontro tra cultura, mondo accademico e scuole medie e superiori di Udine e dintorni.
A dialogare sui molteplici contenuti dell’opera è stata la prof.ssa Francesca Todesco, docente di Letteratura francese e francofona, che ha interpellato Sorj Chalandon sul significato della sua scrittura, giornalistica e letteraria, per porre subito l’accento sull’intensità emotiva, vibrante e corporea, delle sue pagine: «La sua scrittura rifiuta l’ornamento: è sobria, essenziale, diretta. Eppure lei racconta le emozioni, o la loro assenza, attraverso i sensi e le sensazioni. “Je n’ai pas connu l’odeur du bonheur”, lei scrive, ad esempio, e una sorta di sinestesia diffusa nei suoi romanzi materializza i sentimenti e veicola la rappresentazione traumatica dell’esperienza psicologica. Possiamo rileggere l’intera sua opera alla luce di una fusione tra parola e registro insieme sensoriale ed emotivo?».
«Sì, racconto i conflitti interiori e i traumi personali con la totalità del mio essere – ha risposto Chalandon, accompagnato dall'interprete Marina Astrologo, mostrando apprezzamento per la domanda –. Sono interamente presente nella mia scrittura. Vivo con le mie ferite e non voglio dimenticare nulla. Voglio comprendere, ascoltare le persone, capirle. Non esiste l’uomo che soffre osservato a distanza, ma la sofferenza vissuta, partecipata e narrata dall’interno. Le mie parole sono scarne, vanno all’osso, ma voglio che il mio lettore mi sia sempre accanto, nel suo sentire».
Uno scambio appassionato ha intrecciato domande e risposte, che hanno assunto una tonalità molto intima riflettendo sulla circolarità tematica del romanzo attorno al quale si era concretizzato il progetto didattico delle scuole presenti: “Profession du père”, ispirato all’infanzia dell’autore e segnato dalla figura del padre, genitore violento e mitomane, a cui lo scrittore è stato legato da un rapporto di paura e menzogna. «Si può leggere in quest’opera una trama circolare che riconcilia? Forse la scrittura le consente di far rivivere suo padre, come se la vita fosse stata essa stessa un lutto e si aprisse ora la possibilità di una riappacificazione, da una nuova prospettiva?» – ha proseguito Todesco. «Sì, oggi posso guardare mio padre da lontano, con compassione, in un certo senso, e senza rancore – ha commentato Chalandon –. Dalla sua violenza è nato il mio desiderio di lottare per la giustizia. Ho capito che non può esserci pace senza giustizia».
Dalla sfera familiare la conversazione è scivolata quindi verso la dimensione pubblica, evocando Le Livre de Kells e il giovane Chalandon che, sfuggendo alla strada e alle sue insidie dopo il suo allontanamento dalla casa paterna, entra nella redazione di Libération e intraprende un nuovo percorso di vita fondato sul gusto per i libri, sulla conoscenza e sulla scoperta del potere salvifico della letteratura: «Amate i libri, perché un giorno potrebbe esservi impedito di leggere – ha esclamato il reporter di guerra, attivo in Irlanda, in Libano, nei processi ai criminali nazisti come Klaus Barbie, ... –. Amateli perché sono la vostra forza e la vostra libertà!». E un applauso emozionato ha unito la giovane platea entusiasta di questa esortazione intensa e accalorata.
Richiamando allora il successo di Chalandon presso i giovani e il premio Goncourt des lycéens per il romanzo Le quatrième mur, la conversazione ha evocato la “trêve poètique” immaginata e sperata da Georges, il protagonista di questo romanzo dedicato al Medio-Oriente: riunendo attori provenienti dalle diverse comunità religiose in lotta, il personaggio/alter ego dell’autore sogna di rappresentare l’Antigone di Sofocle e Jean Anouilh in una Beirut straziata dalla guerra civile, strappando due ore alla violenza e alla morte.
“Nella drammatica attualità del suo pensiero e nella trasparenza del suo narrato personale, Chalandon riveste i suoi personaggi delle speranze che lo animano; e noi oggi lo ringraziamo sentitamente per averci trasmesso una straordinaria lezione di umanità, sacrificio, cultura e fiducia nel futuro, come sintetizzano, con un velo di poesia, le sue parole conclusive: 'La nostra vittoria sono i sorrisi e le risa dei nostri giovani', - ha commentato infine la prof.ssa Todesco.
Un' iniziativa riuscita, quindi, per la quale hanno collaborato - in questo evento o nelle giornate di incontro con le scuole che l'hanno preceduto - Alessandro Pontelli, Elena Buttignol e Tania Abbisso, dottorandi in Studi linguistici e letterari.
“Il grande impegno organizzativo e scientifico che queste iniziative richiedono è stato ripagato da un dialogo intergenerazionale fruttuoso - osserva la direttrice, professoressa Fabiana Fusco -. Mi rallegro della collaborazione con il Festival letterario pordenonese e del progetto didattico integrato con le scuole del territorio realizzati dal mio Dipartimento. L’Ateneo di Udine si conferma un importante luogo di incontro e sviluppo della cultura e della pratica educativa”.




