Incontro del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale

Le due guerre di Pietro Manzini, l’autobiografia del partigiano Ercole

Presentazione giovedì 28 maggio, alle 17.30, nell’aula 1 di Palazzo Antonini-Cernazai a Udine

La storia del partigiano Ercole, raccontata nel libro “Le due guerre di Pietro Manzini”, sarà presentata all’Università di Udine giovedì 28 maggio, alle 17.30, nell’aula 1 del Palazzo Antonini-Cernazai a Udine (via Petracco 8). Interverranno i curatori dell’opera, Paolo Ferrari, docente di Storia contemporanea dell’Ateneo friulano, e dello storico Mimmo Franzinelli, della Fondazione Rossi – Salvemini. A discutere con loro saranno Giuseppe Mariuz, dell’Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione, e Gianluca Volpi, docente di Storia dell’Europa orientale dell’Università di Udine, mentre due studentesse dell'Ateneo, Elena Govetto e Sara Zabeo, leggeranno brani delle memorie di Manzini.

L’incontro è organizzato dal Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Ateneo. L’evento è in collaborazione con l’Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione e il comitato provinciale di Udine dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi).

Ercole

L’autobiografia di Pietro Manzini, nome di battaglia “Ercole”, introdotta da un saggio di Paolo Ferrari e Mimmo Franzinelli e da uno di Eraldo Canegallo, offre una Resistenza raccontata dall’interno. «Senza retorica né esagerazioni – spiegano Ferrari e Franzinelli –, ma con lo spessore morale di un giovane curioso della vita, gettato dal fascismo in una guerra rovinosa che lo fa maturare anzitempo, assumendo posizioni critiche verso il regime». Sul fronte italo-francese nel giugno 1940, nel Genio militare, inviato l’anno successivo in Jugoslavia, viene catturato e poi rilasciato in uno scambio di prigionieri.

«Le sue osservazioni sulla repressione dei partigiani in Croazia e la guerriglia contro gli occupanti – sottolineano i curatori – sono preziose in quanto riguardano una pagina spesso taciuta per un malinteso senso di patriottismo o perché l’orrore impediva ai reduci di rivivere quelle tragedie e di farle conoscere ai tanti che le ignoravano». Rimpatriato per frequentare il corso Allievi ufficiali, l’artigliere Manzini vive in presa diretta, ad Alessandria, l’esaltazione per la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943. E, un mese e mezzo più tardi, lo sconvolgimento dell’armistizio. L’8 settembre si trova nella capitale e da qui torna in Piemonte, sfuggendo alla caccia dei tedeschi, che catturano molti suoi commilitoni.

Il suo percorso esistenziale, militare e politico si snoda dalla renitenza alla Resistenza, con la costituzione del “Gruppo Ercole”, tra Liguria e Piemonte. «Le cronache partigiane racchiuse in questo volume descrivono con ricchezza di particolari le dinamiche della lotta dietro le linee, rettificando in più punti le ricostruzioni storiografiche – evidenzia Paolo Ferrari –. Tra le parti più significative vi sono le pagine sui rapporti con i civili e sullo scatenarsi dei rastrellamenti contro i partigiani e i loro simpatizzanti. Il racconto di Manzini si spinge sino al dopoguerra, nella cronaca di alcuni incontri tra vecchi compagni di lotta che si ritrovano in un’Italia che non è quella sognata, perquisiti e inquisiti nell’ambito del “processo alla Resistenza” che contraddistinse la fase politica del centrismo, tra le elezioni politiche dell’aprile 1948 e gli anni Cinquanta». (sg)