Grazie al corso di laurea magistrale in Traduzione e mediazione culturale
Traduzione, intelligenza artificiale e nuove professioni linguistiche
Le “soluzioni modello” dell’Università di Udine proposte a livello europeo
Utilizzo di software che supportano i traduttori professionisti (Computer assisted translation – Cat), traduzione automatica, post-editing, laboratori professionalizzanti, utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale. Sono alcuni degli strumenti formativi che il corso di laurea magistrale in Traduzione e mediazione culturale del Dipartimento di Lingue e letterature, comunicazione, formazione e società ha adottato per affrontare efficacemente l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla traduzione. Un impatto che si riverbera soprattutto sulle pratiche traduttive, sulle trasformazioni del mercato, fino alle nuove sfide per l’insegnamento universitario.
Queste e altre soluzioni sono state portate al centro dell’attenzione del meeting della rete europea d’eccellenza dei corsi di laurea analoghi (“European master’s in translation” – Emt), creata dalla Commissione europea e di cui fa parte. Proposte per contribuire a ridefinire il quadro di competenze che definisce le conoscenze, le abilità e gli strumenti che i corsi di studio del network si impegnano a trasmettere agli studenti per prepararli alle professioni linguistiche contemporanee. Al meeting, svoltosi a Cork (Irlanda), ha partecipato il rappresentante nella rete europea del corso magistrale dell’Ateneo, Fabio Regattin,
A offrire un quadro aggiornato della situazione è anche l’edizione 2026 della European language industry survey (Elis), una delle principali indagini europee dedicate alle professioni linguistiche. Il rapporto fotografa un settore in piena trasformazione, profondamente influenzato dall’intelligenza artificiale e dagli strumenti di traduzione automatica. Secondo Elis, i professionisti delle lingue stanno reagendo al cambiamento ampliando le proprie competenze e specializzandosi in settori ad alto valore aggiunto. Le aziende linguistiche investono sempre più in tecnologie, servizi integrati e profili capaci di unire competenze umanistiche e digitali. Il rapporto mette in evidenza diversi segnali incoraggianti: i servizi legati alla localizzazione, alla transcreation, ai contenuti audiovisivi e alla gestione di flussi linguistici supportati dall’intelligenza artificiale. Inoltre, emerge con forza il valore della specializzazione: le persone che operano in nicchie altamente qualificate sembrano essere meglio attrezzate per adattarsi ai cambiamenti del mercato.
«È in questo scenario che, anche grazie alla partecipazione alla rete Emt, si inserisce il lavoro della laurea magistrale in Traduzione e mediazione culturale – spiega Fabio Regattin -, da anni impegnata nella formazione di figure professionali capaci di inserirsi efficacemente nelle moderne industrie linguistiche».
Negli ultimi anni, il corso di laurea udinese ha consolidato ulteriormente il proprio orientamento professionalizzante.
«Accanto agli insegnamenti tradizionali, il corso ha inoltre organizzato, e continuerà a organizzare negli anni a venire, una ricca serie di laboratori tenuti da professionisti di primo piano» sottolinea il presidente del corso, Roberto Calabretto.
«Nel corso dell’ultimo anno accademico, studentesse e studenti hanno potuto approfondire temi che spaziano dal post-editing alla traduzione audiovisiva, dalla traduzione tecnico-scientifica nell’era dell’IA alla revisione editoriale, passando per la traduzione del Made in Italy e numerosi altri ambiti specialistici» specifica la vicepresidente del corso, Lucia Fiorella.
«In un momento storico in cui le tecnologie stanno ridefinendo il lavoro linguistico – evidenziano Calabretto e Regattin –, la sfida non sembra dunque essere la scomparsa della traduzione, ma la trasformazione delle competenze richieste. Ed è proprio su questo terreno che si gioca oggi la capacità delle università di preparare le nuove generazioni di professioniste e professionisti delle lingue». (sg)