Ciclo di proiezioni del Comitato unico di garanzia per le pari opportunità dell’Ateneo
Mansplainig, non spiegarmi chi sono: tre film sull’uso del linguaggio paternalistico negli squilibri di genere
Il 13 maggio “Il diritto di contare”, il 20 maggio “La battaglia dei sessi”, il 3 giugno “Joy”, gratuiti per la comunità accademica, alle 19, all’auditorium “Sgorlon” del polo di via Margreth a Udine
Tre film per esplorare il fenomeno dell’uso del linguaggio paternalistico negli squilibri di genere. Li propone il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità dell’Università di Udine che ha organizzato il breve ciclo di proiezioni intitolato “Mansplaining: non spiegarmi chi sono”. La mini rassegna cinematografica, gratuita per tutta la comunità accademica, si terrà, dalle 19, nell’auditorium “Carlo Sgorlon” del polo di Scienze della formazione dell’Ateneo (via Margreth 3, Udine).
La rassegna, curata da Steven Stergar e Martina Zanco, si aprirà mercoledì 13 maggio con il film “Il diritto di contare” (2016) di Theodore Melfi. Prima della proiezione porterà i saluti la presidente del Cug e delegata alle Pari opportunità dell’Ateneo, Laura Zanin. L’introduzione sarà della curatrice Martina Zanco, docente di Cinema della laurea magistrale di Cinema del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale.
È il terzo anno che il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità dell’Ateneo organizza un breve ciclo di film, il Cinecug, sulle diverse disparità di genere rappresentate anche su pellicola. L’iniziativa è realizzata, nell’ambito del progetto Across, in collaborazione con il Gruppo Cinema e media dell’Università di Udine e con la supervisione scientifica di Mariapia Comand.
Il secondo film è in programma il 20 maggio quando si potrà vedere la “La battaglia dei sessi” (2017) di Valerie Faris e Jonathan Dayton. Introdurrà Steven Stergar, docente del corso di laurea Dams.
Infine, il 3 giugno, sarà proiettato “Joy” (2015) di David O. Russell. Introdurrà Chiara Roccatello, del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale.
«Con questa rassegna – spiega Laura Zanin – si intende porre l’attenzione sull’importanza del rispetto reciproco tra le persone e sul riconoscimento delle competenze delle persone con cui interagiamo. Nella consapevolezza che solo superando le asimmetrie comunicative e promuovendo, nel rispetto dei diversi ruoli, uno scambio di conoscenze paritario ed equilibrato, è possibile progredire e generare nuova conoscenza».
«La rassegna indaga anche il momento di rottura in cui le donne cessano di essere destinatarie di spiegazioni non richieste per farsi invece promotrici della propria realtà – sottolinea Mariapia Comand –. Dagli uffici della Nasa ai campi da tennis, fino alle sfide dell'imprenditoria domestica, le protagoniste non mirano soltanto a un traguardo pratico, ma rivendicano il potere di autorappresentarsi, opponendosi a una narrazione esterna che troppo spesso ne ha distorto o silenziato l'esperienza».
Il mansplaining
Il termine “mansplaining” deriva dal titolo del saggio di Rebecca Soinit, “Man explain things to me”, del 2014. Indica l’atteggiamento con cui alcuni uomini spiegano alle donne questioni che queste già conoscono o padroneggiano, presupponendo una maggiore autorevolezza maschile. Il termine descrive quindi una dinamica comunicativa in cui una persona spiega qualcosa a un’altra in modo condiscendente, spesso ignorandone le competenze. Questo comportamento può manifestarsi in diversi contesti e riflette forme di disuguaglianza e mancanza di rispetto. Il concetto può essere esteso ad altre situazioni in cui intervengono asimmetrie tra interlocutori, ad esempio legate a fattori culturali e religiosi. (sg)