10 febbraio, Giorno del Ricordo

«Conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». È questa la motivazione con cui, all’unanimità, nel marzo del 2004, il Parlamento italiano decise l’istituzione di un “giorno del ricordo” per le vittime italiane delle violenze avvenute alla fine della seconda guerra mondiale. Fatti che sono stati e sono ancora oggi spesso motivo di polemiche, basate sulle ragioni che innescarono allora quelle violenze. Il dramma e le sofferenze - fisiche, morali e materiali - della popolazione italiana di quei territori passati sotto il governo della Repubblica Socialista Federale di Yugoslavia, è stato dimenticato o addirittura negato per troppi decenni. Decenni in cui è gravato sulle spalle dei profughi e dei loro discendenti - molte volte oggetto di sospetti, incomprensione e ostilità in madrepatria - il compito di far conoscere questa tragedia nazionale, farla uscire dall’oblio in cui rischiava di scomparire. Questa lunga e sofferta lotta ha portato alla luce della conoscenza e della storia quelle terribili vicende misconosciute ai più fino a pochi anni, facendole entrare, come ha detto un anno fa il presidente della Repubblica Mattarella, “nella storia nazionale, accettata e condivisa. Conquistando, doverosamente, la dignità della memoria”.  

Il giorno del ricordo è dunque un’occasione importante, un momento in cui la società civile tutta si può unire, trovando assieme la forza per il ricordo e il racconto e rinnovando il rifiuto di ogni forma di violenza. L’Università di Udine si unisce a questa ricorrenza con sincera partecipazione. 

 

Il Rettore

Roberto Pinton

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