I risultati dello studio presentati a San Francisco (Usa)

Malattie del sangue: messa a punto nuova terapia per il morbo di Werlhof

Eviterà l’asportazione della milza o l’utilizzo di terapie
di farmaci immunosoppressori potenzialmente tossici

Una buona percentuale di pazienti affetti da piastrinopenia autoimmune dell’adulto, malattia del sangue quasi sempre cronica caratterizzata da una riduzione del numero di piastrine e dal conseguente rischio di sviluppare emorragie potenzialmente fatali, la cosiddetta malattia “di Werlhof”, non dovrà più ricorrere all’asportazione della milza o all’uso prolungato di farmaci immunosoppressori. È il risultato dello studio clinico ideato e condotto da Francesco Zaja, ricercatore della facoltà di Medicina dell’università di Udine.
 
A causa della cronicità della malattia, la cui incidenza nell’adulto è di circa 5 nuovi casi all’anno ogni 100 mila abitanti, «i pazienti – spiega Zaja - frequentemente necessitano l’asportazione della milza o l’impiego continuativo di cortisonici o di altri farmaci immunosoppressori che, a lungo andare, risultano tossici». La terapia messa a punto «ha migliorato significativamente – afferma Zaja - le percentuali di risposta a breve e lungo termine, risparmiando ad una buona percentuale di pazienti la rimozione della milza od il ricorso a terapie più tossiche».
 

Questi sono i dati che emergono dall’analisi del primo studio clinico volto a verificare l’impatto terapeutico di un nuovo farmaco, il Rituximab, nei confronti della terapia cortisonica tradizionale Tale studio è stato condotto su un centinaio di pazienti in 20 centri italiani coordinati dalla clinica di Ematologia di Udine tra il 2005 ed il 2007. I risultati di questo studio, presentati (insieme ad altre 5 comunicazioni) nella sessione plenaria del 50° congresso della Società americana di ematologia (ASH), recentemente tenutosi a San Francisco (Usa), hanno dimostrato una percentuale di risposta a breve e lungo termine decisamente più elevata nei pazienti trattati con il Rituximab rispetto a quelli che hanno ricevuto la terapia cortisonica tradizionale. Nel corso del congresso, «che rappresenta – ricorda il direttore della clinica di Ematologia, Renato Fanin – l’evento scientifico più importante e di riferimento mondiale per la ricerca nelle malattie del sangue, lo studio di Zaja ha totalizzato il maggiore punteggio tra le migliaia di studi clinici e biologici inviati e selezionati per il loro impatto scientifico da una commissione internazionale».

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