Invecchiamento sempre più healthy, nasce a Udine un centro di ricerca dedicato

Dopo il Gruppo Active Ageing, nato due anni fa come risposta dell’Ateneo alle sfide dell’invecchiamento, il DAME mette in campo nuovi strumenti a supporto della popolazione anziana

Non solo “Active” ma soprattutto “Healthy”. Perché l’invecchiamento dev’essere sano, di qualità e garantito da servizi territoriali efficienti. Ce l’ha ricordato con le maniere forti la pandemia da Coronavirus SARS-CoV-2 dopo aver gravato, più di tutti, su quella compagine che fa del Friuli la seconda regione meno giovane d’Italia e, dello “Stivale”, il paese più vecchio d’Europa: la popolazione anziana. Ecco perché il Dipartimento di Area Medica dell’Università di Udine - DAME insiste sulla strada vincente già intrapresa due anni fa, come promotore del Gruppo interdipartimentale d’Ateneo Active Ageing, e aggiunge adesso un’ulteriore sfida per dare risposte sempre più concrete alla popolazione. L’avvio di un progetto di ricerca integrato per implementare la conoscenza sulle dinamiche dell’invecchiamento analizzandone i processi biologici, medico-sanitari, comportamentali e sociali e per orientare anche i più giovani all’adozione preventiva di stili di vita sani. Perché il futuro, si sa, si gioca in attacco.

A supportare l’ambiziosa iniziativa saranno anche i laboratori biomolecolari, le piattaforme di servizi (tra cui la neo-nata di Genomica) e i numerosi Gruppi di ricerca già attivi presso l’Università di Udine e l’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale nell’ottica di un’integrazione sempre più forte di risorse, conoscenze e professionalità di cui la regione è decisamente dotata. A partire dai tanti giovani e qualificati ricercatori che, proprio attraverso questa opportunità, potrebbero restare risorse preziose a servizio del territorio.

«Il progetto – precisa Gianluca Tell, Delegato alla Ricerca del DAME e Coordinatore del Gruppo Active Ageing che annovera circa cento docenti afferenti a settori disciplinari diversi, a rappresentanza degli otto Dipartimenti dell’Università – ci consentirà di sviluppare un forte programma di ricerca centrato sulle diverse scienze -omiche che analizzano le dinamiche dell'invecchiamento individuando, al contempo, le strategie più opportune per alleviarne le conseguenze».

Inserita in un contesto al momento privo di Istituzioni mediche con finalità specifiche sul tema, Udine è stata dunque identificata come futuro polo strategico di aggregazione di saperi e azioni e come sede ideale per la nascita di un vero e proprio Centro dedicato. Un hub di ricerca traslazionale del DAME, collocato presso i nuovi laboratori dell’Università (ex Ancelle), che supporterà, potenziandoli, gli obiettivi del Gruppo Active Ageing d’Ateneo, consolidata realtà per favorire politiche di invecchiamento attivo attraverso ricerca e divulgazione scientifica. Un luogo dove studi di base e clinici volti a ridurre le patologie cardiovascolari e il cancro e a comprendere il morbo di Alzheimer, i cambiamenti cognitivi legati all'età, così come gli aspetti comportamentali e sociali dell'invecchiamento, porteranno certo dritti alla meta: migliorare la salute e la qualità di vita degli anziani e delle loro famiglie.

Tema «sempre più presente non soltanto nell’ambiente scientifico ma anche nelle politiche regionali, nazionali ed europee – sottolinea il Prof. Alessandro Cavarape, Associato di Medicina Interna del DAME e nel Comitato scientifico del Gruppo Active Ageing che, da due anni, porta avanti con impegno attività di ricerca dalle ricadute effettive sulla popolazione – Aspetto nodale della progettualità del Gruppo – continua il docente, che è anche Direttore della Scuola di Specializzazione in Geriatria, già impegnata nella formazione di professionisti capaci di gestire il paziente anziano con approcci multidimensionali - è certamente lo studio delle conseguenze dell’invecchiamento della popolazione e della bassa natalità sui sistemi di sicurezza sociale, sulle spese assistenziali e sul contesto epidemiologico. Importante analizzarne gli effetti sulla sostenibilità dei sistemi di Welfare, occupazione, solidarietà tra generazioni e sulle possibili pratiche discriminatorie a causa dell’età».

Fondamentale dunque, adesso più che mai, «monitorare questa frangia di popolazione tenendone ben presente l’eterogeneità, caratteristica risultata maggiormente evidente con il COVID-19 e che richiede un ulteriore sforzo di analisi sulla condizione e sulle capacità di resilienza degli anziani - evidenzia Maria Cristina Novelli, Presidente della SOMSI di Cividale che, proprio l’anno scorso, ha dedicato al tema l’annuale rassegna “Maggio Scienza” – Importante, inoltre, prestare maggiore attenzione ai servizi riconoscendone l’importanza e ripensandoli, adesso, in una logica di prossimità e multidisciplinarietà».

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