Esperti e laureati riuniti stamane al polo economico di Via Tomadini

Trent'anni di formazione vitivinicola, Ateneo in festa. In partenza nuovo master

Università prima, in Italia, per numero di enologi laureati (quasi 1200),
a gennaio l’avvio del master in Gestione della filiera vitivinicola

1190 laureati Enologi (il numero più alto rispetto agli altri atenei italiani); 292 dottori magistrali e un nuovo master di I livello in partenza a gennaio, intitolato Gestione della filiera vitivinicola: è ricco il bilancio dei primi trent’anni di formazione vitivinicola dell’Università di Udine. Un traguardo festeggiato stamane nel polo economico e giuridico di via Tomadini con l’evento “30 anni di vite”. Nell’Aula 3, riuniti docenti del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali, laureati ed esperti, che hanno approfondito numerosi aspetti didattici, la situazione del settore e le sfide future. Tra i tratti distintivi della formazione friulana, è stato spiegato: la forte internazionalizzazione, le elevate percentuali di studenti provenienti da fuori regione, l’alto tasso occupazionale dei laureati. Fiore all’occhiello dell’Ateneo, inoltre, la ricerca, che ha contribuito anche allo sviluppo dei primi vitigni resistenti alle malattie costituiti in Italia. Tra i presenti, anche il prorettore Andrea Cafarelli, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna Stefano Zannier e il sindaco di Udine Pietro Fontanini.

L’Università di Udine avviò la formazione vitivinicola nell’anno accademico 1992/1993 attraverso un diploma di laurea che permettesse di acquisire il titolo di Enologo, conformemente alla legge n. 129 del 10 aprile 1991. Con la riforma universitaria del 2001, il corso di diploma diventò di laurea triennale. Elaborata sulla base delle linee guida proposte dall’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino (Oiv, Parigi), la triennale è stata poi affiancata – grazie alla collaborazione dell’Ateneo con altre realtà – dalla laurea magistrale in Viticoltura, enologia e mercati vitivinicoli; dal master europeo “Vinifera” in Viticoltura ed enologia e, dall’anno accademico 2022/2023, dal master di I livello in Gestione della filiera vitivinicola. Quest’ultimo corso, in partenza a gennaio, intende formare professionisti di alto livello in grado di operare lungo tutta la filiera vitivinicola e capaci di fungere da motore di innovazione e cambiamento all’interno del contesto aziendale. Tra gli approfondimenti specialistici previsti: digitalizzazione e automazione dei processi, economia circolare e sostenibilità, produzione, logistica, marketing e analisi dei mercati internazionali del vino (domande di ammissione presentabili entro le 12 di mercoledì 7 dicembre).

«L’Università di Udine – spiega il rettore Roberto Pinton – fu una delle prime in Italia ad attivare un diploma universitario a indirizzo viticolo ed enologico, assecondando così la vocazione del territorio. Grazie alle collaborazioni sviluppate con altri atenei italiani e stranieri, è da tempo un punto di riferimento nella rete formativa internazionale, che comprende l’Università di Geisenheim (Germania), l’Istituto federale di educazione, scienza e tecnologia del Rio Grande do Sul (Bento Gonçalves, Brasile) e l’Università Nazionale di Cuyo (Mendoza, Argentina). Gli accordi stipulati con questi tre atenei offrono agli studenti di Viticoltura ed enologia la possibilità del doppio riconoscimento del titolo. Anche la laurea magistrale offre questa opportunità con l’Università di Geisenheim. La coltivazione della vite e la produzione del vino sono ormai pratiche globali e il laureato a Udine può contare su una preparazione che gli consente di essere al passo con le diversificate richieste professionali del settore produttivo nazionale ed estero».

«L’Ateneo friulano figura primo, tra quelli italiani, per numero di laureati enologi: 1190 nel trentennio» informa Roberto Zironi, tra i fondatori dell’allora diploma di laurea e direttore del nuovo master in Gestione della filiera vitivinicola. «Se si considera che sono circa 9000 gli enologi laureati finora in Italia – nei venti atenei che, nel corso dei trent’anni, hanno attivato corsi di laurea specifici – si può affermare che il 13% ha una formazione udinese. Dai dati di AlmaLaurea nell’ultimo quinquennio» afferma inoltre Zironi «si rileva che mediamente un terzo dei laureati triennali è occupato al momento della laurea, mentre tra il 50 e il 60% dei laureati restanti è già occupato a un anno dal conseguimento del titolo. Anche tra i dottori magistrali un terzo è già occupato al momento della laurea mentre, tra i restanti laureati, dal 70 al 90% risulta occupato a un anno dal titolo. Il nuovo master, focalizzato sugli aspetti di digitalizzazione e automazione dei processi e orientato verso una gestione sostenibile della filiera vitivinicola, mira a soddisfare ulteriori richieste provenienti dal settore produttivo e quindi a incrementare le opportunità di inserimento e crescita professionale».

265 gli studenti attualmente iscritti alla laurea triennale; 93 quelli alla magistrale. Molti quelli provenienti da fuori regione e anche dall’estero. Come si apprende dal Dipartimento, i dati relativi al periodo 2011-2021 indicano, per la triennale, una percentuale di studenti di provenienza extraregionale variabile tra il 51 e il 79%, eccezion fatta per il 2020 (anno in cui è stata dichiarata la pandemia di Covid-19), dove sono stati meno della metà. Nello stesso decennio, si sono iscritti dall’estero dall’1 al 6% degli studenti complessivi. Per la laurea magistrale, la percentuale degli studenti da fuori regione ha fluttuato tra l’85 e il 96% degli iscritti. Nello stesso periodo si sono iscritti anche un 2–5% di studenti esteri.

«Parallelamente all’attività formativa di eccellenza – afferma Edi Piasentier, direttore del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali, a sua volta presente all'evento – i docenti e ricercatori del Dipartimento hanno sviluppato una altrettanto significativa attività di ricerca in viticoltura ed enologia, con importanti ricadute per il sistema economico e imprenditoriale del territorio. Grazie a questi studi più che ventennali, sono state selezionate e iscritte al registro nazionale 15 nuove varietà resistenti alle malattie della vite, selezionate per ridurre l’impiego di trattamenti dannosi per l’ambiente e assicurare al vitigno resistente un profilo di elevata qualità sensoriale. Queste innovative varietà di vite, ottenute in collaborazione con l’Istituto di Genomica Applicata, sono protette da brevetto e cedute in licenza ai Vivai Cooperativi di Rauscedo, che sta vendendo milioni di barbatelle in tutto il mondo. Di grande attualità sono le ricerche volte all’ottimizzazione sostenibile delle diverse pratiche viticolo-enologiche e al recupero di frazioni biologicamente attive o tecnologicamente utilizzabili dagli scarti e dai sottoprodotti della filiera vitivinicola».

Questo il bilancio del primo trentennio. Ma guardando al futuro, cosa emerge? «Il viaggio dei prossimi trent’anni ripartirà dal Friuli» ha fatto presente nel suo intervento Lucilla Iacumin, coordinatrice del corso di laurea in Viticoltura ed enologia. «Dialogo con il territorio come scambio per crescere e migliorare insieme, per avere delle radici ancora più forti per rivolgersi a panorami nazionali e internazionali, che sono sempre più vicini. Grazie agli stretti rapporti di ricerca internazionale esistenti, stiamo lavorando per implementare gli accordi con università in Spagna, Portogallo e Austria, ma anche con atenei extraeuropei in Canada e Sudafrica. C’è la volontà di attuare un nuovo accordo di doppio titolo e instaurare dei “gemellaggi” di studio con università estere. La vitalità, l’energia e l’entusiasmo di chi ha fatto la storia di questi trent’anni non si è esaurita e molti altri sono i progetti già in itinere. Dall’aggiornamento dei corsi per rispondere ai cambiamenti e alle nuove sfide della produzione, all’implementazione dei tirocini e della cantina sperimentale dell’Azienda agraria universitaria “Antonio Servadei” grazie anche all’aiuto di Fondazione Friuli. C’è poi la creazione di laboratori che, oltre alla didattica, possano servire da supporto al territorio, come il LABAS, il laboratorio per l’analisi sensoriale di prodotti alimentari, da poco inaugurato all’Uniud Lab Village dal Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali. Questa giornata, quindi – ha affermato Lucilla Iacumin – non è un punto di arrivo, bensì un momento di riflessione, per ringraziare i “padri” fondatori e tutte le persone che hanno collaborato con loro per vincere questa sfida e che ci hanno sostenuto per raggiungere questo traguardo».

«In una regione come il Friuli Venezia Giulia dove l’attività legata alla vite e al vino assume una rilevanza determinante entro il panorama agricolo – siamo la regione con la maggior superficie vitata rispetto a quella agricola, con ben il 13% rispetto a una media nazionale di poco meno del 6 –, il corso di laurea in viticoltura ed enologia iniziato ben trent’anni fa dimostra la lungimiranza di chi aveva capito che questa sarebbe stata una delle colture in forte espansione vista la vocazione del nostro territorio» ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier. «Le sfide che il mercato ormai pone quotidianamente e a ritmo incessante sono sempre più difficili da cogliere – ha rilevato Zannier – ed è possibile per le nostre imprese tenere il passo solo attingendo a conoscenze ed esperienze di eccellenza. Ecco perché oggi è indispensabile dotarsi di tecnici e di professionisti in grado di apportare al settore vitivinicolo capacità che possono essere garantite solo da corsi di formazione di altissimo livello quali quelli proposti dall’Università degli studi di Udine».

«Complimenti e grazie all’Ateneo per gli importanti risultati ottenuti in questo trentennio» ha detto il sindaco di Udine Pietro Fontanini. «Docenti e studenti hanno contribuito a qualificare sempre più la viticoltura e l’enologia del Friuli e a darle rilevanza internazionale. Una viticoltura che ha una storia antica nel territorio. Abbiamo grandi enologi, grandi vini, grandi cantine sempre più conosciute nel mondo. Tra i più importanti traguardi della ricerca dell’Ateneo, le varietà di vite resistenti alle malattie – ha detto Fontanini – e sono certo non mancheranno ulteriori risultati e soddisfazioni nei prossimi anni».

Tra i docenti del Dipartimento intervenuti stamane come relatori – oltre a Enrico Peterlunger, che ha parlato dell’internazionalizzazione della formazione, Roberto Zironi e Lucilla Iacumin – anche Emilio Celotti, precedente coordinatore del corso triennale, che ha introdotto il percorso iniziato trent’anni fa. Si è invece concentrato sul futuro della vitivinicoltura nel mondo Luigi Moio, presidente dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, mentre le nuove sfide per l’enologo sono state al centro degli interventi di Pierluigi Zama, vicepresidente nazionale Assoenologi, e Matteo Lovo, presidente regionale dell’organizzazione. "La formazione dell’enologo in Italia" è stato infine il tema della tavola rotonda con: Angelita Gambuti, presidente del Coordinamento universitario nazionale dei corsi di laurea in Viticoltura ed Enologia (Cuve); Lucilla Iacumin, dell’Ateneo friulano; Eugenio Pomarici, dell’Università di Padova; i rappresentanti di Assoenologi e dei laureati.

Nel corso dell’evento, è stata anche svelata l’immagine del mosaico, realizzato dagli allievi della Scuola Mosaicisti del Friuli, che sarà collocato nella mattinata di venerdì 2 dicembre nel polo universitario dei Rizzi, in via delle Scienze, dove ha sede il Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali. Un’opera raffigurante una fanciulla che offre dei grappoli di uva, riproduzione di un mosaico paleocristiano (IV sec. d.C.) presente nella Basilica di Aquileia. Al suo fianco, sarà posizionata, nella stessa mattinata, un’ulteriore riproduzione da Aquileia: quella del rilievo funerario del bottaio Lucius Cantius Acutus (II secolo d.C.), conservato al Museo archeologico nazionale. La copia, in marmo di Aurisina, è stata realizzata dallo scultore Roberto Forgiarini.
A queste opere, che saranno collocate al piano interrato della sede dei Rizzi (nelle vicinanze del bar-ristorante), sempre nell’ambito dei festeggiamenti per il trentennale, il compito di ricordare quanto l’attività vitivinicola è antica e radicata in Friuli Venezia Giulia: dalla coltivazione della vite, alla produzione e conservazione del vino.

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