Progetto coordinato dall’Università di Urbino

Online la banca dati sulle mostre d'arte antica tra il 1861 e il 1945

Realizzata grazie al Laboratorio informatico per la documentazione storico artistica (Lida)

L’Università di Udine ha collaborato alla creazione di una banca dati nazionale sulle mostre d’arte antica organizzate in Italia dall’unità del Paese alla fine della seconda guerra mondiale, progettata dall’Università di Urbino “Carlo Bo”. Si tratta di un censimento delle esposizioni – retrospettive, monografiche e tematiche – riguardanti l’arte italiana dall’inizio del XV alla fine del XVIII secolo. Finora le mostre catalogate sono circa 300. È possibile fare ricerche per titolo della mostra, organizzatore, luogo, data e molti altri parametri. Il progetto, intitolato “Le mostre d’arte antica in Italia 1861-1945”, è sostenuto dalla Fondazione Memofonte di Firenze. 

Partner del progetto per l’Ateneo friulano è stato il Laboratorio informatico per la documentazione storico artistica (Lida) del Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale. Il laboratorio ha curato la gestione dei dati attraverso E-Davara, strumento informatico sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di matematica e informatica. 

La ricerca è stata ideata e coordinata da Cecilia Prete dell’Università di Urbino “Carlo Bo”. Le schede che compongono il data base sono frutto del lavoro di ricerca e schedatura dei dati coordinato da Elisa Penserini e svolto da Claudia Alfarè, Maria Chiara Cantucci, Fabio Fraternali, Moreno Panzolini, Aurora Roscini Vitali e Luisa Tori. Per l’Università di Udine il progetto è stato sviluppato da Martina Visentin, del Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale, con l’assistenza tecnica di Cristian Virgili del Dipartimento di matematica e informatica. 

«Il proliferare di queste mostre a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento – spiegano Prete e Visentin –, organizzate in centri grandi e piccoli, testimonia come per questi luoghi tali eventi costituissero un’occasione fondamentale, e in alcuni casi irripetibile, per farsi conoscere e distinguere».

Alla politica accentratrice promossa dal governo si contrapponeva, infatti, il proposito di affermare la peculiare identità di regioni, diocesi, province e città anche attraverso iniziative di questo genere.

«Dall’inizio del Novecento in poi si possono individuare mostre connotate da una crescente e via via più specialistica attenzione verso aspetti, periodi e contesti storico-artistici fino a quel momento meno indagati – sottolineano Prete e Visentin –, e cominciano a emergere in maniera significativa quelle monografiche».

A tali eventi, connotati da criteri scientifici che documentano le aperture critiche di quei decenni, collaborano affermati studiosi che spesso ne sono anche i principali ideatori e curatori.

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